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Lavoro:alla Sicilia il primato negativo
Pubblicato il 25/03/2010Parole chiave: Cgil, istat, lavoro sommerso
Pubblicato in Senza categoria | 4 Commenti »
Basta leggere gli ultimi rapporti della Cgil e della Uil sulle condizioni lavorative della Sicilia e su un fenomeno costante come quello del lavoro nero in Italia, per avere un quadro a dir poco “disperato “del Mezzogiorno d’Italia, soprattutto della Sicilia,una regione in cui aumentano esponenzialmente le richieste di cassa integrazione, le grosse fabbriche rischiano la chiusura e il lavoro sommerso non accenna a diminuire.
Dai dati sull’andamento del lavoro in Sicilia, forniti da Cgil e Istat, e dagli indicatori nazionali sul lavoro sommerso contenuti nel Rapporto della UIL Servizio Politiche del Lavoro emerge chiaramente come la Sicilia stia sprofondando in una condizione di crisi difficilmente recuperabile. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, basato su dati Istat, in un anno si sono persi in Sicilia 40 mila posti di lavoro e oltre 8 mila operai hanno trascorso gli ultimi 12 mesi in cassa integrazione, che nell’anno appena passato ha toccato quota 5 milioni di ore solo per gli operai siciliani.
Davvero allarmanti infine i dati sul lavoro nero resi noti dalla Uil, secondo cui la Sicilia nel 2009 è risultata la penultima regione d’Italia per tasso di irregolarità lavorativa, superata in negativo solo dalla Calabria. Nel 2009 il tasso di irregolarità lavorativa nazionale si è attestato al 15,6 per cento sul totale degli occupati, mentre in Sicilia lo stesso indice ha raggiunto il 22,7 per cento, accumulando un fatturato sommerso di oltre 14 miliardi di euro in un anno.
Dati che indicano chiaramente come in Sicilia il lavoro sommerso resti una piaga profonda, che coinvolge quasi 23 lavoratori su 100 e rappresenta il 17 per cento del prodotto interno lordo dell’Isola.
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il 25/03/2010 alle 16:32
Queste irregolarità, così come l’eccessivo tasso di criminalità, sono figlie del degrado.
Il degrado è figlio di un cattivo “seme”.
Per combattere il male occorre prima studiare le cause e, conseguentemente, formulare la diagnosi ed infine la cura.
Non si può continuare ad ipotizzare cure, ignorando tutto il resto!
DOBBIAMO CAPIRE CHE SENZA RIFORME STRUTTURALI CONTINUEREMO A RACCONTARCI QUESTE STORIE DI DEGRADO E SOTTOSVILUPPO!
il 25/03/2010 alle 19:22
ma è pur vero che esistono in sicilia aziende tipo la mia che anche se hanno il lavoro non possono assumere per mancanza di capitale o perche per vari motivi non possono accedere a dei finanziamenti .
il 26/03/2010 alle 01:01
Ti credo e capisco caro Mario e, purtroppo, saprai anche che la tua azienda non è la sola ad accusare questo “malessere”.
Devo anche dirti che tante soluzioni prospettate per risolvere la crisi, che si trascina da oltre 40 anni, hanno trovato tanta indifferenza e scetticismo e molti hanno già da tempo capito qual’è l’ostacolo (in Sicilia c’è un detto che, tradotto in Italiano, recita così: “il sazio non crede mai al digiuno…”)…
La mancanza di vere riforme strutturali sta ulteriormente danneggiando la nostra economia, mai come adesso bisognosa di nuove spinte e, con essa, anche la tua azienda, soprattutto le PMI, supertartassate da oneri fiscali, contributivi e finanziari non indifferenti …
il 26/03/2010 alle 17:05
Penso che sia un problema di mentalità creato da una ‘certa’ politica a cui fa comodo questo sistema di cose. Un cittadino insoddisfatto è un voto da ricattare, così si sono create le ‘caste’ dei dipendenti pubblici, e nessuno vuole fare imprenditoria. Un giovane imprenditore è un disoccupato in meno ed un potenziale datore di lavoro per altri giovani (e meno giovani).
E fintanto che la pressione fiscale rimarrà a questi livelli le PMI, che non possono pagare i preziosi consulenti (e avvocati) che gli trovano l’escamotage per pagare meno tasse (o non pagarne affatto, o trovare le vie nelle ‘pieghe’ della normativa) continueranno a chiudere e nessuno vorrà fare l’imprenditore ONESTO !
Un piccolo imprenditore che sta per chiudere (soffocato dalle tasse).