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Il dramma delle carceri italiane

Pubblicato il 12/05/2010
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Pubblicato in Senza categoria | Nessun commento

Personale sotto organico, locali insufficienti, detenzione comune tra condannati a reati anche gravissimi e persone in attesa di giudizio.

 Suicidio numero 25. 33 anni arrivava dalla Bulgaria e presto sarebbe stato trasferito in un carcere spagnolo invece, l’hanno trovato dopo un cambio turno con la testa penzolante, il corpo ancora caldo e le lenzuola strette intorno al collo.

Quei ragazzi appesi a una corda e quegli uomini in procinto di rifare nuovamente del male , sono il risultato del carcere che non cambia, che, se non puo’ cambiare non cerchiamo neanche di migliorarlo. Forse, ci siamo dimenticati che lo scopo delle carceri è soprattutto rieducativo, e servirebbe per reinserire le persone che hanno sbagliato nella società.

Ma non solo riesce a reinserirli, ma li ammazza direttamente.

Avete mai visto le carceri da fuori? Sono spaventose, fanno paura, e se entri sembra che ti inghiottano con ferocia. C’è un vero e proprio studio, si chiama architettura giudiziaria, e ha come filosofia incutere paura e timore perenne ai detenuti. Rendere la loro vita più scomoda e terrificante possibile.

Secondo i dati di qualche anno fa nelle 207 carceri italiane erano presenti 59649 detenuti, a fronte di una capienza di 42959.Quasi 17 mila detenuti in più rispetto ai posti letto disponibili.Di questi il 28% sono tossicodipendenti , il 2,4% alcoldipendenti,il 2.6% sieropositivi.

L’89% non hanno una doccia nella propria cella, il 69% non ha l’acqua calda, il 12% dei detenuti vive in un carcere dove nelle celle il bagno non si trova in un vano separato ed è invece collocato vicino al letto. Ci sono carceri che hanno una struttura risalente nell’800, una è quella di Palermo ove ci sono 693 persone, ma la struttura è adibita per 383.

Come al solito, non si valuta che è necessario “cambiare” qualcosa. Si preferisce stagnare nell’indifferenza che cancella ogni forma di prevenzione e dunque di interesse collettivo.

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