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Gli anarchici allo Zen e la morte dello Stato
Pubblicato il 20/04/2011Parole chiave: anarchia, giovanni falcone, mafia, Scuola & Università, zen
Pubblicato in Cronaca, Scuola & Università | 5 Commenti »
Gli anarchici alla scuola Giovanni Falcone dello Zen, già teatro di ripetuti atti vandalici. L’A cerchiata, infatti, è stata pitturata sul vetro del plesso delle elementari. Rossa.
Accanto ad essa c’erano altri simboli: una croce, una bara ed un altro segno di difficile comprensione. Tutti tracciati con la stessa vernice.
Non si è trattata, secondo il modesto parere di chi vi scrive, una intimidazione. Ma una volontà di fare rumore, di essere protagonisti della cronaca, ‘colpendo‘ un luogo che, vuoi o non vuoi, rappresenta lo Stato, come ogni scuola.
La ‘Giovanni Falcone’ (inteso come l’insieme dei docenti), poi, sta chiedendo un intervento dello Stato, perché vuole essere libera di fare il suo mestiere. Ed ecco, dunque, il messaggio anarchico: la morte dello Stato.
Uno Stato che non si fa sentire in uno dei quartieri più degradati d’Italia, abbandonato dalla sua stessa città.
L’Anarchia, tra l’altro, non può essere propria della mafia. Perché ha una concezione politica basata sull’idea di un ordine fondato sull’autonomia e la libertà degli individui e va contro ogni forma di Stato e potere costituito.
Ed anche Cosa Nostra, ovviamente, è un potere che è suddiviso gerarchicamente, dove non esiste la libertà degli individui ma domina la volontà di chi sta ai vertici dell’organizzazione.
L’anarchia e la mafia, insomma, esistono su due ambiti contrapposti.
Ecco perché sono convinto che quei quattro simboli non sono classificabili come la solita intimidazione ai danni di una scuola che vuole insegnare la legalità in un quartiere in cui è arduo promuoverne i principi, ma un duro, equivoco e condannabile messaggio contro l’incapacità dello Stato di rispondere alle esigenze e ai bisogni degli individui.
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il 20/04/2011 alle 13:19
A me sembra una cazzata, gli anarchici non colpiscono una scuola , chiunque può fare quel segno
il 20/04/2011 alle 13:26
penso pure a qualcuno della sponda opposta
il 20/04/2011 alle 13:59
@Io Roby: certo, chiunque può fare quel segno. Così come altri segni. Ma quello non è il linguaggio dello ‘Zen’. Lì usano ben altri segni. Non è un ‘vandalismo’ nel vero senso del termine, bensì un messaggio. Politico più che intimidatorio. E’ vero c’è la croce, la bara ed un altro segno che non si comprende (magari non sono riusciti a finirlo o è venuto male). Ma perché, poi, la ‘sponda opposta’ avrebbe dovuto farlo? Io penso che l’obiettivo sia stato ‘anarchico’, che è contro lo Stato. E la scuola pubblica che cos’è se non una diramazione dello Stato? La mafia, sono convinto, non c’entra nulla. Almeno lo spero.
il 21/04/2011 alle 12:33
Per i fatti accaduti di recente alla Mondadori, per questo motivo potrebbero averlo potuto fare…quelli della sponda opporta
il 22/04/2011 alle 23:35
“Io penso che l’obiettivo sia stato ‘anarchico’, che è contro lo Stato. E la scuola pubblica che cos’è se non una diramazione dello Stato? ”
Complimenti per la fine analisi dottor Giannò. Il suo post in risposta a Roby ha una consequenzialità logica senza pari.
Oggi una vecchietta ultranovantenne sull’autobus si lamentava della pensione bassa e ha detto “ci vulissiru i bummi”… sicuramente era un’anarchica.
Lei è un ottimo esperto di comunicazione.