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Legge 67/2006, lo strumento anti-discriminatorio per i disabili

Pubblicato il 28/04/2011
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Pubblicato in Cronaca | Nessun commento

È importante parlare, in merito al Focus di questa settimana di Impresa Palermo, dedicato ai disabili, della legge 67 del 2006.

Con le “Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni“, infatti, “non solo si sancisce il diritto di chi vive una condizione di disabilità a non essere discriminato, ma prevede anche che il tribunale possa intimare la cessazione di un atto o di un comportamento che discrimina. E se le ordinanze dei giudici non sono rispettate, la normativa prevede che scatti il procedimento penale nei confronti della parte inadempiente” (fonte: Corriere.it).

Rilevante è l’art. 2 della legge, ai sensi del quale si definisce la ‘discriminazione‘: è diretta quando, per motivi connessi alla disabilità, una persona è trattata meno favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata una persona non disabile in situazione analoga; è indiretta quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono una persona con disabilità in una posizione di svantaggio rispetto ad altre persone.

Inoltre, sono considerati come discriminazioni le molestie ovvero quei comportamenti indesiderati, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità, ovvero creano un clima di intimidazione, di umiliazione e di ostilità nei suoi confronti.

Come ha spiegato l’avvocato Salvatore Nocera (vicepresidente nazionale della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) su Eduscuola.it, particolarmente importante è il concetto legale di discriminazione diretta, in virtù del quale si instaura questo principio: “Per tutto ciò che le persone con disabilità utilizzano come consumatori al pari degli altri ed in condizioni di parità con gli altri, non ci debbano essere differenze. Ad es. per gli asili-nido, per la mensa scolastica,  per le gite scolastiche, se gli altri utenti pagano una quota , anche le persone con disabilità debbano pagare la stessa quota“.

Ratio di queste misure, dunque, è permettere  ai disabili vittime di discriminazioni di avere una tutela giudiziaria anche al di fuori dell’ambito di lavoro. “In sostanza, questa legge permette a un disabile di denunciare un comportamento ritenuto lesivo nei suoi confronti”. Con ripercussioni anche per il web, perché “questa legge permetterebbe di far chiudere siti inaccessibili e incorrere in sanzioni da parte del giudice” (fonte: Marcolivetti.com).

Questa legge, comunque, è ancora poco usata, come racconta il già ripreso articolo del Corriere della Sera. Un esempio è un ricorso di 30 genitori accolto dal tribunale di Milano contro il taglio delle ore di sostegno scolastico ai loro figli.

Ne è conseguito l’ordine all’amministrazione scolastica di cessare la condotta discriminatoria e il ripristino delle ore di sostegno di cui i bambini usufruivano nell’anno scolastico 2009-2010. Per di più, ha condannato le scuole a pagare alle parti ricorrenti le spese di lite.

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