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Ass. Antigone: “Il sovraffollamento non si risolve con più posti detentivi”

Pubblicato il 06/05/2011
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Pubblicato in Cronaca, Interviste | Nessun commento

“È chiaro a tutti – anche se poco utile elettoralmente e dunque relegato nell’ombra – che una soluzione minimamente duratura al problema del sovraffollamento carcerario non possa fondarsi né sull’aumento dei posti detentivi né su estemporanei provvedimenti che permettano l’uscita di categorie di detenuti, bensì debba guardare alla limitazione dei flussi di entrata.

Una seria riforma del codice penale, parzialmente tentata in diverse passate legislature, sembra in questa fase storica qualcosa di irrealizzabile, ma andrebbe invece considerata la madre di tutte le riforme in vista di un utilizzo meno scellerato delle nostre carceri.

In tre ambiti normativi è necessario intervenire al più presto: quello relativo all’immigrazione (dove l’Unione Europea ci ha di recente contestato la possibilità di incarcerare uno straniero che non ottempera all’ordine di allontanamento), quello delle tossicodipendenze e quello della recidiva”.

Queste le parole di Susanna Marietti, membro del direttivo dell’Associazione Antigone, che si occupa dei diritti e delle garanzie nel sistema penale, interpellata da Impresa Palermo.

E, rispondendo alla domanda “il sovraffollamento limita gli interventi di natura trattamentale?”, l’associazione Antigone ha così risposto:

“È evidente che le condizioni di sovraffollamento rendono difficile e talvolta impossibile ogni intervento volto a riavvicinare il condannato alla società esterna, con un evidente effetto negativo sulla sicurezza. Se un educatore deve occuparsi di centinaia di detenuti, non sarà facile per lui mettere in piedi quel programma individualizzato di trattamento di cui parla la nostra legge. E questo si ripete per tutte le altre figure professionali coinvolte (per motivi legati alla recente riforma penitenziaria, oggi solo ai detenuti tossicodipendenti è ad esempio assicurata un’assistenza psicologica), nonché per le opportunità lavorative che sono fondamentali nel percorso. Vien da sorridere a parlare di trattamento e di osservazione scientifica della personalità – questa l’espressione normativa – di fronte a persone cui manca anche un materasso su cui sdraiarsi“.

Qui gli altri post del Focus di Impresa Palermo sulla situazione nelle carceri.

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