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La crisi dei mercati storici: Ballarò

Pubblicato il 20/06/2011
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Pubblicato in Commercio e sviluppo, Interviste, Video | 4 Commenti »

La crisi economica, l’apertura dei centri commerciali, la scarsa attenzione dell’amministrazione comunale, l’assenza di parcheggi adeguati.

Queste le cause della crisi del mercato di Ballarò elencate al microfono di Impresa Palermo dagli stessi commercianti, decisamente sconfortati.

Servizio realizzato dalla redazione del blog, col contributo di Federica Cammarata e Roberta Ferrante.

Riprese e montaggio di Cristiano Baio.

Puntata precedente: il Capo

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4 commenti a “La crisi dei mercati storici: Ballarò”

  1. alberto ha scritto:
    il 21/06/2011 alle 05:58

    Il vostro servizio, mi pare, ha trascurato davvero tante cose, non so se volutamente o per ingenuità…
    Stupisco nel vedere come i commercianti non facciano un minimo di autocritica: perchè non parlano delle condizioni igieniche in cui tengono la merce che vendono? Perchè non dicono che comprare al mercato significa tornare a casa con meno prodotto di quello che hai pagato?
    Se aggiungiamo che tra quello che ti danno c’è qualcosa che devi buttare, allora il prezzo della merce sale ai livelli di quelli del supermercato, ma almeno hai la garanzia che su ciò che mangi non hanno passeggiato i topi…E cosa dire del fatto che nessuno emette uno scontrino fiscale? Che le bilance molte volte sono lontanissime dagli occhi dei clientie tarate in modo bizzarro? Del fatto che ti danno sempre la quantità di prodotto che dicono loro?
    E cosa dire del fatto che offrono spessissimo prodotti che vengono dalla Spagna (le Arance, le albicocche), dall’Argentina e dalla Spagna (il pesce) e dal Nord Italia o Europa?
    Comprare a Ballarò è sbagliato sotto il profilo ecologico, etico ed economico…

  2. Walter Giannò ha scritto:
    il 21/06/2011 alle 06:38

    Alberto, il tuo commento mi pare esagerato. Comprare a Ballarò non è sbagliato. E’ uno dei mercati storici di Palermo più famosi, insieme al Capo. Fa parte della cultura della città, prima che del tessuto economico. Ecco perché è un bene da salvaguardare.

  3. alberto ha scritto:
    il 21/06/2011 alle 10:55

    Per salvaguardarlo bisognerebbe riformarlo totalmente Sono passati i tempi in cui la sporcizia faceva folklore o in cui potevamo attribuirla al notro essere “arabi”, così come la burocrazia alle nostre origini spagnole, perchè, a parte il fatto che queste caratteristiche quei popoli le hanno superate e, se noi le abbiamo mantenute, vuol dire che siamo fermi ai secoli passati, c’è da dire che questi elementi ci rendono assai più vicini alle abitudini di certe parti dell’Africa che all’Europa…Dire che le mie sono esagerazioni senza opporre nessun dato concreto, nessun esempio di “normalità europea” non smentisce le mie affermazioni. Di storico a Ballarò c’è solo la sporcizia, il disordine ed il caos, i prodotti vengono da mercati generali distanti migliaia di chilometri e la mentalità distante secoli dalla modernità. Se un luogo è pulito non perde il suo fascino, caro Walter Giannò, così come se rigetta certe pratiche di vendita e ne assume di dignitose.

  4. antonio49 ha scritto:
    il 22/06/2011 alle 10:59

    ballarò è un bene preziosissimo della città, come gli altri mercati del centro.
    Già la Vucciria è morta e sicuro non per colpa dei gestori, ma per colpa del comune. Cosa ha fatto fino ad oggi il comune per preservare e rivalutare qualsiasi parte del centro storico? cosa ha fatto il comune per rilanciare le imprese che operano all’interno del centro storico? fare morire ballarò significa dare un altro duro colpo all’economia della città, già in ginocchio da diversi anni. Tantissimi turisti visitano questo mercato, come il capo e la vucciria, è una tappa elencata su tutte le guide turistiche. Riguardo alla qualità della merce, come in tutto il mondo bisogna saper scegliere e andare dai commercianti giusti per avere la miglior qualità al prezzo più conveniente.
    Domanda… se andiamo nei centri commerciali periferici, la merce è tutta italiana???????

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