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Dragotto: “I politici ridono mentre i palermitani piangono”

Pubblicato il 17/03/2012
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Pubblicato in Tommaso Dragotto | Nessun commento

“Ringrazio vivamente il presidente del Parlamento più antico d’Europa per avere indossato la spilla con ‘Tommaso Dragotto Sindaco’, durante la conferenza stampa del suo ‘figlioccio’ Massimo Costa che, nel giro di pochissimo tempo, è riuscito nell’ardua impresa di essere il candidato prima del Terzo Polo e poi del Pdl, Udc e Grande Sud, entrando nel guinness dei primati come il più lesto ‘trasformista politico’ d’Italia”.

Così sul suo blog Tommaso Dragotto, fondatore del Movimento Impresa Palermo e candidato come sindaco del capoluogo siciliano.

“Lo ringrazio perché mi ha dato indirettamente l’opportunità – ha aggiunto il manager siciliano – di suscitare il sorriso a chi l’ha fatto perdere ai palermitani negli ultimi cinque anni, dimostrando quanto toste siano le facce di gente come Giuseppe Milazzo, il delfino di Diego Cammarata, ovvero il sindaco che ha condotto allo sfascio Palermo e non ha avuto neanche il coraggio di restare fino all’ultimo a bordo della nave che non è ancora affondata del tutto ma poco ci manca; come Alberto Campagna, presidente di quel Consiglio Comunale su cui grava minacciosa la spada di Damocle del ‘dissesto finanziario’ e immemore protagonista, nel 2007, dell’assunzione all’Amat di 110 autisti senza patente; come Franco Mineo, esponente del partito di Gianfranco Micciché, con ‘qualche guaio giudiziario’ (dice il Giornale di Sicilia), ovvero l’accusa di essere stato il prestanome del clan del rione dell’Acquasanta (correva l’anno 2010). Ma non solo, perché a Mineo sono stati contestati, nel corso del tempo, altri reati: intestazione fittizia di beni e peculato, per dirne due; come Giulio Tantillo, capogruppo dei berlusconiani a Sala delle Lapidi, la cui figlia, Federica, nel 2010, è stata tra le ‘protagoniste’ del caso ‘parentopoli’ allo Spo, la società di servizi controllata dalla Gesip, insieme anche al nipote del già citato Alberto Campagna”.

“Potrei continuare all’infinito – ha concluso Dragotto – nell’elencare i motivi per cui i palermitani hanno l’amaro in bocca quando pensano a coloro che ieri hanno riso ‘a crepapelle’, ‘paonazzi in volto’, per via della goliardata di Francesco Cascio. Ma mi fermo qui. Tutto ciò (che non è affatto tutto) basta per sottolineare ancora una volta l’arroganza di ‘certa politica’ e la sfacciataggine nel sostenere un ‘volto giovane’, dietro al quale nascondere la responsabilità di avere condotto la città al degrado”.

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