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Dragotto: “La Rivoluzione di Palermo parte dal voto”

Pubblicato il 30/03/2012
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Pubblicato in Tommaso Dragotto | 1 Commento »

“In questi giorni d’intensa campagna elettorale, durante i miei incontri quotidiani con i palermitani, come quello avvenuto stamattina, venerdì 30 marzo, al ‘mercatino’ della Zisa, mi sono accorto che c’è una domanda che quasi tutti mi fanno: I politici ci prendono in giro. Prima si fanno votare, ti promettono il mondo e poi ti voltano le spalle, se eletti. Perché lei non dovrebbe fare lo stesso?”

Così sul suo blog Tommaso Dragotto, leader del Movimento Impresa Palermo e candidato come sindaco del capoluogo siciliano.

“Io, innanzitutto, non sono un politico di professione. – ha proseguito il manager palermitano – Sono, invece, un industriale. Non appartengo a nessun partito e non seguo i dettami di una qualsivoglia ideologia. Riconosco alla politica in sé un altissimo valore sociale perché è il mezzo con cui si persegue il bene comune ed è l’arte del possibile”.

“I politici – ha aggiunto Dragotto – che hanno amministrato Palermo negli ultimi 15 anni (perché non dobbiamo commettere l’errore di pensare che il degrado della città sia frutto soltanto dei due mandati di Diego Cammarata, in quanto le basi dell’invivibilità della città sono state gettate dal predecessore Leoluca Orlando che, oggi, invece, si sta presentando come ‘il salvatore della Patria’) tuttavia, hanno calpestato il fine della politica, perseguendo il bene proprio e quello degli adepti (altrimenti noto come clientelismo), promettendo mari e monti ma mantenendo neanche il poco che sarebbe stato necessario per non far affondare la città”.

“Ecco perché – ha affermato il candidato – ho deciso di farmi avanti, di creare il Movimento Impresa Palermo e di circondarmi di gente che condivide il medesimo obiettivo: scardinare l’attuale sistema politico, depurarlo dai vizi e arricchendolo di virtù civiche. La maggioranza assoluta dei palermitani, infatti, è così delusa dai politici di oggi che potrebbe anche decidere di disertare le urne perché non crede più allo strumento del voto e ai partiti”.

“In realtà, i cittadini – ha concluso Dragotto – hanno la possibilità di essere i protagonisti della ‘rivoluzione pacifica’, andando a votare, mettendo un segno su di me e sulla lista ‘Impresa Palermo’ e così individueranno concretamente il proprio dissenso nei confronti di chi ha ‘rubato’ la bellezza alla città. Bisogna andare, infatti, al di là del paradosso che potrebbe sorgere all’indomani del 7 maggio: “Io, che non sopporto i politici che hanno ‘sfigurato’ Palermo, li ho votati lo stesso”. Perché è necessario ‘punire’ coloro che hanno gettato nello sconforto la gente e che si nascondono dietro volti giovani e freschi che ‘sorridono’ ai cittadini (ma senza i simboli dei vecchi e arrugginiti partiti) e slogan (quali ‘riamiamo’ o ‘ricostruiamo’ Palermo) che ‘violentano’ l’intelligenza e la memoria di tutti noi”.

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Un commento a “Dragotto: “La Rivoluzione di Palermo parte dal voto””

  1. giuseppe m.sesta ha scritto:
    il 02/04/2012 alle 12:53

    Purtroppo la nostra non è democrazia ma partitocrazia . Sono i partiti che fanno e disfanno senza tenere conto degli eventuali impegni presi dai loro candidati con gli elettori . Infatti chi ha ottenuto la elezione se vuole mantenere la poltrona ed essere ricandidato deve soggiacere al loro ricatto . Per uscire da questa tenaglia e restituire il potere al popolo occorre una vera riforma elettorale basata sulla possibilità di scegliere più che i candidati e i partiti , soprattutto i loro programmi e le loro proposte di governo . Occorre in altri termini abolire l’art 67 della Costituzione che definisce la elezione ‘senza vincolo di mandato ‘ e introdurre un esplicito mandato di cose da fare affidato dagli elettori al candidato e al partito scelti . I partiti potranno e dovranno imporre ai loro eletti solo ciò per cui si sono impegnati come partiti e nulla di più .
    Infine per selezionare una classe politica di più elevato profilo etico e più libera di rispondere alla propria coscienza sarebbe bene proibire per legge il rinnovo del mandato elettorale

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